I
sistemi di protezione di WhatsApp
Per
scoprire quali sono le principali tecniche usate dai criminali
informatici per
hackerare
WhatsApp dobbiamo prima capire come funziona l'applicazione e quali
sono i sistemi di protezione adottati da quest'ultima.
WhatsApp
utilizza un sistema di cifratura end-to-end (da punto a punto) che
permette di visualizzare il contenuto delle conversazioni solo ai
legittimi mittenti e destinatari. Grazie alla cifratura end-to-end,
le informazioni vengono protette con una sorta di lucchetto digitale,
viaggiano in maniera criptata verso i server di WhatsApp e poi
arrivano sullo smartphone del destinatario, dove vengono decifrate e
quindi risultano leggibili da quest'ultimo. Il tutto avviene in
maniera automatica, senza che gli utenti debbano fare nulla, grazie a
due chiavi crittografiche: una pubblica che viene condivisa tra gli
utenti e una privata che risiede esclusivamente sullo smartphone di
ciascun utente. Altra cosa importante da sottolineare è che la
cifratura copre non solo i messaggi testuali, ma anche le foto, i
video e tutti gli altri contenuti che possono essere gestiti da
WhatsApp.
Per
essere ancora più precisi, il sistema di cifratura utilizzato da
WhatsApp si chiama TextSecure , è open source ed è stato sviluppato
dalla società Open Whisper Systems, che ha annunciato la sua
collaborazione con il celebre servizio di messaggistica nel novembre
2014. Questo significa che precedentemente WhatsApp non utilizzava la
stessa misura di protezione. Utilizzava un sistema di cifratura
basato sull'algoritmo RC4, il quale lavorava solo in uscita (dal
telefono del mittente ai server del servizio) ed era molto più
facile da attaccare.
Alcuni
test realizzati dalla società di sicurezza Heise nell'aprile del
2015 hanno dimostrato che la cifratura end-to-end non era stata
adottata contemporaneamente su tutte le versioni di WhatsApp:
all'epoca dei test era presente solo su Android, mentre sulle altre
piattaforme software veniva utilizzato ancora l'algoritmo RC4, ma ora
la situazione è cambiata e per fortuna la cifratura end-to-end è
attiva su tutte le versioni di WhatsApp indipendentemente dal sistema
operativo installato sullo smartphone.
Ricapitolando:
adesso WhatsApp dovrebbe essere ragionevolmente sicuro, la cifratura
end-to-end dovrebbe impedire ai malintenzionati di catturare le
nostre conversazioni tramite attività come lo sniffing delle reti
wireless (cioè il monitoraggio della rete a cui è collegato lo
smartphone), ma purtroppo ci sono alcune incognite di cui bisogna
tenere conto.
Innanzitutto
bisogna dire che WhatsApp è un software closed source, quindi non
possiamo esaminare a fondo il suo codice sorgente e non possiamo
sapere se la cifratura end-to-end è stata implementata in maniera
impeccabile. Poi esistono altre tecniche, meno raffinate dello
sniffing wireless ma non per questo meno efficaci, che permettono di
spiare WhatsApp e le conversazioni avute all'interno della app.
Vediamone alcune fra le più diffuse.
Hackerare
WhatsApp Web/Desktop
Conosci
WhatsApp Web? Si tratta di un servizio online che permette di usare
WhatsApp dal computer senza installare software specifici.
WhatsApp
Web è in grado di memorizzare l'identità dell'utente, quindi dopo
il primo login non c'è bisogno di autenticarsi nuovamente, e
funziona anche se lo smartphone non è connesso alla stessa rete
wireless del PC (basta che sia connesso a una qualsiasi rete Wi-Fi, o
anche alla rete dati 3G/LTE).
Da
questi "indizi" puoi capire facilmente che un
malintenzionato potrebbe sottrarti il telefono con una qualsiasi
scusa, usarlo per accedere a WhatsApp Web sul suo computer (basta
scansionare un QR code con la fotocamera del cellulare) e spiare i
tuoi messaggi in maniera continuativa senza che tu te ne accorga. E
purtroppo non finisce qui!
Lo
stesso "difetto" di WhatsApp Web è riscontrabile anche nel
client ufficiale di WhatsApp per Windows e macOS e nelle app per
tablet che consentono di usare WhatsApp su Android e iOS sfruttando
WhatsApp Web (te ne ho segnalate diverse nel mio post sulle app per
WhatsApp ).
COME
DIFENDERSI – per scongiurare questo rischio, in primis evita di
prestare lo smartphone a sconosciuti (o comunque persone di cui non
ti fidi ciecamente) e poi controlla di tanto in tanto le sessioni di
WhatsApp Web attive sul tuo account.
Se
non sai come si fa, basta aprire WhatsApp e recarsi nel menu
Impostazioni > WhatsApp Web/Desktop (oppure (…) > WhatsApp
Web se utilizzi un terminale Android). Se fra le sessioni aperte ne
noti qualcuna sospetta, pigia sul pulsante Disconnettiti da tutti i
computer (e poi su Disconnetti) per revocare l'autorizzazione a tutti
i PC da cui è stato fatto l'accesso a WhatsApp Web con il tuo
account.
Così
facendo metterai fuori gioco tutti gli spioni che, a quel punto,
avranno bisogno di scansionare nuovamente il QR code con il tuo
smartphone per accedere alle conversazioni.
Copie
clonate di WhatsApp
Un'altra
tecnica per hackerare WhatsApp molto in voga fra i criminali
informatici è quella che prevede l'installazione di una copia
"clonata" della app. Cosa s'intende per copia "clonata"?
Te lo spiego subito.
Camuffando
l'indirizzo MAC del proprio smartphone e attivando WhatsApp con il
tuo numero di telefono, un malintenzionato potrebbe riuscire a
installare WhatsApp sul suo smartphone, ingannare i sistemi di
verifica della app e accedere in maniera indisturbata al tuo account.
Il
MAC address, infatti, è un codice numerico che identifica in maniera
univoca tutti i dispositivi in grado di connettersi a Internet e
WhatsApp lo utilizza, insieme al numero di telefono, per verificare
l'identità degli utenti.
Ora,
se qualcuno con delle conoscenze informatiche medio-alte riesce a
sottrarti lo smartphone e a scoprire il MAC address del dispositivo
(informazione liberamente accessibile dal menu Info di qualsiasi
sistema operativo), può utilizzare delle applicazioni per camuffare
il MAC address del proprio smartphone (es. BusyBox e Mac Address
Ghost per Android o
SpoofMAC
per iPhone) e farlo apparire uguale a quello del tuo.
Arrivato
a questo punto, lo "spione" di turno può installare una
copia di WhatsApp sul proprio cellulare, attivarla usando il tuo
numero di telefono (quindi facendo recapitare l'SMS con il codice di
verifica sul tuo device) e accedere al servizio fingendosi te, quindi
ottenendo l'accesso completo alle tue conversazioni.
COME
DIFENDERSI – come abbiamo appena avuto modo di vedere insieme, la
clonazione del MAC address è un'operazione non molto complessa di
per sé (basta avere delle conoscenze medie in ambito informatico per
riuscirci), tuttavia per portarla a termine bisogna ottenere
l'accesso fisico allo smartphone della vittima e bisogna avere un bel
po' di tempo a propria disposizione.
Le
misure più utili per scongiurare questo tipo di rischio sono quelle
che definirei di comune buonsenso: utilizzare un PIN sicuro e
disattivare la visualizzazione degli SMS nella lock screen dello
smartphone (in modo che sia impossibile vedere l'eventuale codice di
conferma inviato da WhatsApp senza sbloccare il telefono).
Per
impostare un PIN sicuro (quindi difficile da indovinare) sul tuo
smartphone segui queste semplici indicazioni.
Se
hai uno smartphone Android – recati nel menu Impostazioni >
Sicurezza > Blocco Schermo e seleziona la voce PIN per impostare
un PIN numerico oppure la voce Sequenza per impostare una gestire.
Se
hai un iPhone – recati nel menu Impostazioni > Touch ID e Codice
e seleziona la voce Cambia codice.
Queste
invece sono le istruzioni per disattivare la visualizzazione degli
SMS nella lock-screen.
Se
hai uno smartphone Android – recati nel menu Impostazioni >
Sicurezza > Blocco Schermo e imposta il tuo PIN o la tua gesture.
Dopodiché scegli di
nascondere
solo i contenuti sensibili nella lock-screen e il gioco è fatto.
Se
hai un iPhone – recati nel menu Impostazioni > Notifiche >
Messaggi e togli la spunta dall'opzione Mostra in "Blocco
schermo".
E
se qualcuno, con conoscenze informatiche più modeste, provasse ad
attivare una nuova copia di WhatsApp con il tuo numero? Senza
clonazione preventiva del MAC address si rivelerebbe un'operazione
abbastanza inutile. WhatsApp, infatti, consente di associare ogni
numero di telefono a un solo smartphone per volta. Questo significa
che il legittimo proprietario dell'account potrebbe tornare in pieno
possesso della sua identità semplicemente riattivando WhatsApp sul
proprio smartphone. Il telefono dello "spione" perderebbe
automaticamente l'accesso.
Applicazioni
spia
Altro
pericolo a cui bisogna stare molto attenti sono le cosiddette
applicazioni spia: delle app, spesso invisibili all'occhio
dell'utente, in grado di hackerare WhatsApp registrando i messaggi
composti sulla tastiera, catturando screenshot dello schermo del
telefono e inviando altre informazioni a persone in remoto.
Di
applicazioni di questo genere ce ne sono davvero tante: alcune
super-professionali, a pagamento, progettate con il chiaro scopo di
spiare gli utenti e altre, spesso gratuite, che ufficialmente servono
a svolgere attività di parental control o a sorvegliare il telefono
in caso di smarrimento/furto ma che configurate a dovere possono
diventare degli strumenti di spionaggio a tutto tondo.
COME
DIFENDERSI – per installare un'applicazione-spia sul tuo telefono
il malintenzionato di turno deve avere fisicamente accesso al
dispositivo, quindi valgono tutti i consigli che ti ho dato prima
(l'utilizzo di un PIN sicuro in primis). In più potresti provare a
dare uno sguardo alla lista delle app installate sul tuo smartphone.
Se trovi qualche nome sospetto disfatene subito.
Per
visualizzare la lista delle app installate su Android – recati nel
menu
Impostazioni
> App , pigia sul pulsante (...) che si trova in alto a destra e
seleziona la voce Mostra sistema dal menu che compare. Dopodiché vai
su
Impostazioni
> Sicurezza > Amministratori dispositivo e scopri quali app
ganno i diritti di amministrare il dispositivo (le app spia di solito
hanno questo tipo di permessi). Se hai sbloccato il tuo smartphone
tramite root, vai anche nella app SuperSU e vedi quali applicazioni
hanno i permessi di root.
Per
visualizzare la lista delle app installate su iPhone – recati nel
menu
Impostazioni
> Generali > Utilizzo spazio e iCloud e pigia sulla voce
Gestisci spazio relativa allo Spazio dispositivo . Dopodiché per
verificare quali app hanno permessi più avanzati, vai in
Impostazioni > Gestione profili e dispositivo (se il menu
"Gestione profili e dispositivo") non è disponibile,
significa che nessuna app ha installato dei profili e quindi ha
permessi speciali.
Purtroppo,
come già detto, le applicazioni spia sono spesso invisibili agli
occhi dell'utente. Questo significa che tali applicazioni potrebbero
essere installate sul tuo telefono ma non figurare negli elenchi di
cui ti ho appena parlato. Per provare a scovare questo genere di app,
fai questi tentativi.
Apri
il browser che usi solitamente per navigare in Internet (es. Chrome
su Android e Safari su iOS) e visita gli indirizzi
localhost:8888
o
localhost:4444
. Alcune app spia utilizzano questi indirizzi per mostrare il loro
pannello di gestione.
Apri
la schermata di composizione dei numeri di telefono e digita il
codice
*12345.
Alcune app spia utilizzano questo codice speciale per svelarsi e
mostrare il loro pannello di gestione.
Se
mettendo in pratica questi consigli non hai ottenuto dei risultati e
sei ancora convinto che il tuo cellulare sia sotto controllo, l'unica
soluzione che hai a tua disposizione, mi spiace, è formattare il
dispositivo e reinstallare tutto daccapo.
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